L’efficacia di Billy-CAB è stata dimostrata da specifici test di laboratorio

Il protrarsi nel tempo della pandemia di Covid-19, e la conseguente necessità di proteggere gli operatori sanitari impegnati nella gestione e trasporto di pazienti altamente contagiosi, richiede l’impiego di dispositivi idonei al biocontenimento.
Stem, dopo aver progettato Billy-CAB, un sistema di biocontenimento ad alte prestazioni, è stata la prima azienda a realizzare dei test specifici per verificare l’efficacia del suo prodotto.

Come è stata testata l’efficacia del biocontenimento

I test svolti hanno verificato il numero di particelle circolanti nel vano sanitario di un’ambulanza dotata del sistema Billy-CAB. Per farlo, è stato predisposto un sistema aerosol al fine di simulare l’attività respiratoria di una persona: l’apparecchiatura è stata programmata per emettere particelle di 2,6 µm, delle medesime dimensioni delle goccioline contenenti microorganismi infettivi. Successivamente, sono stati posizionati tre contatori di particelle in punti strategici del veicolo:

  • alla testa del paziente, in corrispondenza dell’unità di ventilazione ad una altezza di 850 mm da terra;
  • lateralmente alla barella a 700 mm da terra;
  • ai piedi del paziente.

Inoltre, per simulare le reali condizioni di carico e scarico della barella, le misurazioni sono avvenute con il dispositivo Billy-CAB attivo e spento, e con il cofano sia aperto che chiuso.

I risultati: particelle infette assenti dal vano sanitario

I risultati ottenuti hanno superato le aspettative. Utilizzando il sistema di biocontenimento Billy-CAB, le particelle nel vano sanitario sono praticamente assenti. L’unità di ventilazione, operando per mantenere la pressione negativa all’interno del dispositivo, crea un flusso d’aria che convoglia le particelle verso il filtro Hepa posizionato alla testa del paziente. In questo modo gli operatori hanno la garanzia di poter sempre effettuare trasporti sicuri in un ambiente in cui non vi è concentrazione di agenti patogeni e soprattutto l’aria viene controllata costantemente.
I test svolti sul sistema Billy-CAB hanno permesso a Stem di fornire un’ulteriore garanzia dell’efficacia e della performance del suo prodotto, riaffermando ancora una volta la sua vocazione all’innovazione nel mercato dei dispositivi per il trasporto sanitario.

La pandemia causata da Covid-19 richiede pratiche di sanificazione professionale puntuali e rigorose negli ambienti di lavoro. Per i luoghi di lavoro ed i veicoli professionali adibiti al trasporto sanitario e non, l’ozono è un efficace agente sanificante.
Il dibattito attorno all’utilizzo degli ozonizzatori è sempre più acceso. Incertezze, perplessità e timori sorgono intorno a quei prodotti e dispositivi che non rispondono alle normative europee di riferimento e che rischiano di screditare quelli che invece le rispettano. Anche in merito all’efficacia dell’ozono e alla sua pericolosità c’è ancora molta confusione.
In questo articolo valuteremo i pro e i contro della sanificazione ad O3: scopriremo che è un metodo efficace e sicuro anche per sanificare gli ambienti da SARS-CoV-2, a patto che venga utilizzato in modo consapevole, con apparecchiature professionali e da persone formate.

Cos’è l’ozono, come e perché sanifica

L’ozono è un gas naturale prodotto dall’ossigeno dell’aria. Può avere vari impieghi industriali e professionali, nella sanificazione e nella depurazione. Viene prodotto al momento dell’utilizzo da apparecchiature apposite.

Il meccanismo più comune di generazione dell’ozono si avvale di scariche elettriche con le quali le molecole di ossigeno vengono scisse, creando atomi che si ricombinano tra loro per formare l’ozono. In natura sono i fulmini a generare l’ozono nell’atmosfera e il conseguente odore caratteristico che sentiamo dopo un temporale. Se la formula chimica dell’ossigeno è O2, quella dell’ozono è O3. L’ossigeno è stabile, l’ozono instabile pertanto a temperatura ambiente tende a decomporsi spontaneamente ritrasformandosi in ossigeno.

L’ozono è in grado di sanificare l’aria, gli oggetti e le superfici. Essendo un gas si diffonde nell’ambiente a partire dalla fonte di emissione, penetrando anche nei tessuti. Grazie alla sua forte capacità ossidante, l’ozono “distrugge” le cellule che attacca, eliminando batteri, virus, muffe, funghi e qualunque agente patogeno ed infettivo.

L’ozono è pericoloso?

L’ozono è pericoloso per l’organismo umano su cui può esercitare la stessa azione ossidante che si sfrutta per combattere gli agenti patogeni. La sanificazione ad ozono deve essere svolta obbligatoriamente in assenza di persone. Ciò può essere anche un vantaggio se si considera che una disinfezione manuale richiede più tempo nonché l’impiego di un operatore dedicato.

Una volta terminata la sanificazione, basta arieggiare l’ambiente pochi minuti affinché l’ozono si riconverta in ossigeno senza lasciare residui. Il tempo necessario per la sanificazione dipende dalle quantità di O3 prodotta e dalle dimensioni dell’ambiente. Esistono anche dispositivi catalizzatori che accelerano la riconversione dell’ozono in ossigeno.

Per quanto concerne l’interazione con i materiali, l’ozono essendo ossidante, è potenzialmente corrosivo, pertanto il suo impiego va valutato di volta in volta. Come sanificante di ambienti, tuttavia, se utilizzato nella concentrazione e per i tempi adeguati non risulta avere un effetto più aggressivo o di più immediata azione deteriorante rispetto ad altre modalità di disinfezione.

L’ozono elimina il SARS-CoV-2?

Nella fase iniziale della pandemia 2020 non si disponeva di evidenze scientifiche sulla reale efficacia dell’ozono su il SARS-CoV-2 nonostante si presumesse un’azione virucida, dato il suo impiego come sanificante in altri contesti.
Nel Luglio 2020 in Italia l’Istituto Superiore di Sanità e l’INAIL hanno riconosciuto l’ozono come agente sanificante nei luoghi di lavoro, ricordando le precauzioni da mettere in atto durante il processo. Per maggiori info.

Uno studio scientifico recente

Oggi sappiamo che l’ozono è efficace nella sanificazione di ambienti e superfici contaminati da SARS-CoV-2. Una recentissima pubblicazione della Scuola di Ingegneria Meccanica dell’Università di Tel Aviv, in collaborazione con la Facoltà di Medicina dell’Università Bar Ilan di Safed, ne testimonia l’efficacia specifica.
Lo studio è stato condotto su pseudo-virus e su varie superfici di uso comune. L’ozono si è dimostrato efficace: “Viral infection decreased by 95% following ozone exposure for 20 min at 1000 ppmv, 30 min at 100 ppmv and about 40 min at 30 ppmv”. Inoltre, i ricercatori hanno sottolineato la capacità dell’ozono di disinfettare anche l’aria e le superfici più difficili da raggiungere, rispetto ad altre modalità di disinfezione a base liquida: “…the advantage of ozone over liquid disinfectants by showing similar viral disinfection on top, side, bottom, and interior surfaces”.

Generatori a ozono: quale scegliere?

È fondamentale dotarsi di ozonizzatori testati e certificati, adatti all’impiego specifico, in ambienti o su varie tipologie di veicoli.
Le caratteristiche da considerare nell’acquisto di un ozonizzatore sono:

  • la presenza di un sensore integrato per il controllo della quantità di ozono prodotta e immessa nell’ambiente, per garantire sia il raggiungimento della concentrazione necessaria alla sanificazione, che la sicurezza degli operatori nell’ambiente;
  • la possibilità di disporre di programmi di sanificazione personalizzati a seconda dello spazio e del tempo a disposizione;
  • la gestione da remoto per ridurre del tutto il rischio degli operatori;
  • la restituzione di un report che certifichi l’avvenuta sessione di sanificazione;
  • in caso di applicazione su veicolo è indispensabile che il fissaggio disponga di certificazione 10g come da normativa EN1789.

È essenziale inoltre la formazione degli operatori sulle nozioni fondamentali relative all’ozono – ai suoi impieghi e ai rischi – e sulla conoscenza specifica e pratica dei dispositivi generatrici di ozono utilizzati.

Concludendo, quindi la sanificazione ad ozono non è adatta ad un impiego comune, domestico o al fai da te, ma è altresì un’arma preziosa in ambiti professionali dove si dispone di risorse e competenze per un uso corretto e sicuro.

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Il trasporto di pazienti su ambulanze militari è un tema ancora poco sviluppato, che merita di essere approfondito per le sue particolarità e caratteristiche.

Disporre di un veicolo speciale per il soccorso nelle zone critiche è il primo requisito per garantire un trasporto efficiente e salvare la vita dei pazienti. In questo senso il 2008 ha segnato una tappa fondamentale: con il D.L 209/2008 si è introdotto nelle Forze Armate il soccorritore militare, una figura che ha un addestramento sanitario specifico per far fronte al recupero, al trasporto e all’assistenza dei pazienti in zone critiche e anche in contesti di conflitto non convenzionali.
Sono mutati anche i mezzi di soccorso, ora dotati di più dispositivi ed equipaggiamenti sanitari, oltre a una protezione balistica ed antimina.

Mezzi di soccorso militari. Caratteristiche e problemi


I mezzi di soccorso militari presentano delle peculiarità a livello strutturale: sono veicoli molto alti che rendono difficile il caricamento o lo scaricamento del paziente con barelle comuni di altezza standard.
A questa criticità si aggiungono poi il terreno sconnesso e i percorsi accidentati in cui si trovano a operare questi mezzi di soccorso. Sollecitazioni, vibrazioni e urti a cui è sottoposto il paziente durante il trasporto, possono danneggiare ulteriormente e notevolmente le sue condizioni di salute, soprattutto se gravi.
Infine, per le ambulanze antimina, c’è la necessità di ancorare il supporto barella e i sedili al soffitto in modo da preservare pazienti e personale medico in caso di esplosione.

Tutte queste caratteristiche e ambiti di utilizzo specifici rendono questi mezzi di soccorso dei veicoli speciali, con la necessità di dispositivi progettati ad hoc.

Stem per i mezzi militari. Supporto ammortizzato e sistema di caricamento


I mezzi di soccorso militari hanno una struttura diversa rispetto alle tradizionali ambulanze. Come caricare il paziente su un mezzo con un’altezza superiore alla norma? Come garantire al paziente un trasporto il più confortevole possibile? Come ancorare la barella sulle ambulanze antimina?

Partendo da questi interrogativi abbiamo studiato, progettato e realizzato Eden HV 2000: supporto ammortizzato per barelle su mezzi militari con inclinazione regolabile e piano estraibile. Grazie a un sistema di sospensione idropneumatica rinforzata garantisce la riduzione degli effetti delle vibrazioni durante i trasporti su percorsi accidentati: una caratterista fondamentale per la salute e il comfort del paziente. Inoltre, il suo piano estraibile a triplo sfilamento è stato progettato appositamente per il caricamento e lo scaricamento di barelle su mezzi speciali, con altezza superiore alla norma.

Accanto al supporto Eden abbiamo sviluppato il sistema di caricamento e scaricamento assistito Sherpa che rende semplici questo tipo di manovre ed elimina ogni sforzo da parte dell’operatore. La combinazione Eden HV 2000 e Sherpa permette di operare con massima efficienza sui mezzi di soccorso militari. Piena sicurezza per gli operatori e trasporto confortevole per i pazienti.

Per i mezzi militari Stem Technology ha anche progettato un rivoluzionario sistema di caricamento apposito per le ambulanze antimina. Questo permette di mantenere la barella completamente separata dal pavimento del veicolo per preservare il paziente dall’urto fatale che si potrebbe verificare in caso di transito accidentale su mina inesplosa.
Il sistema automatico, servoassistito idraulicamente, consente di caricare la barella partendo da un’altezza di 700 mm, arrivando a 1600 mm in 15 secondi.

I progetti speciali di Stem Technology


Il supporto Eden HV 2000, Sherpa e il sistema di caricamento per ambulanze antimina si inseriscono nell’ampia gamma di prodotti Stem, ideati e realizzati per assolvere a specifiche situazioni e necessità. I progetti speciali di Stem Technology, sono soluzioni innovative, capaci di rispondere con efficienza a particolari richieste del mercato nazionale e internazionale.


Per vedere tutti i nostri progetti speciali clicca qui.

Nel mondo 1 bambino su 10 nasce prematuro, in Italia i dati comunicati dal governo (nel 2019) riportano circa 32.000 bambini prematuri all’anno, il 7% del totale dei nati nel nostro Paese. Questi dati sono rilevanti per capire quanto la prematurità sia un aspetto da tenere in considerazione e allo stesso tempo una grande sfida per la neonatologia, che deve mettere in campo soluzioni tecnologiche e umane di altissimo livello.
La nascita prematura è un evento imprevedibile e se a ciò aggiungiamo la chiusura di diversi punti nascita in Italia, diventa evidente che a dover fare la differenza sono i soccorritori e le strumentazioni a loro disposizione. Servono: professionalità, competenze ed equipaggiamenti ad hoc.
La dotazione standard delle ambulanze non è adeguata per l’alloggiamento di termoculle, in caso di trasporto neonatale. Lo hanno affermato con forza gli autisti delle ambulanze associati all’AASI (Associazione Autisti Soccorritori Italiani), in occasione della giornata mondiale della Prematurità (17 novembre).

I supporti ammortizzati


Diventa fondamentale assicurare ai bambini prematuri la più elevata “dolcezza” e “sensibilità” di trasporto. Il veicolo, in questo caso, gioca un ruolo di primaria importanza: il supporto barella deve assicurare il comfort e la sicurezza che la struttura del mezzo e le condizioni stradali non possono garantire al bambino, basti pensare alle condizioni delle nostre strade, fra dossi, buche ecc.

Stiamo parlando dei supporti barella ammortizzati, non ancora sufficientemente noti e presenti sui mezzi di soccorso. Questo tipo di dispositivo permette di ridurre gli effetti delle vibrazioni e delle sollecitazioni dovute al terreno sconnesso, rendendolo ottimale per i trasporti sensibili, come quello neonatale o di pazienti politraumatizzati.

AASI, due petizioni presentate al Governo


In questo contesto si inseriscono le due petizioni parlamentari avanzate dall’AASI, Associazione Autisti Soccorritori Italiani, durante la Giornata Mondiale della Prematurità (17 novembre). L’obbiettivo è quello di rendere obbligatoria l’installazione di supporti ammortizzati per termoculle, offrendo un trasporto neonatale sicuro, efficiente e adeguato.
Un passo avanti verso la soluzione di una questione urgente e, ormai, non più prorogabile.

STEN by Stem


Nel caso di un trasporto sensibile, come lo STEN (Servizio di Trasporto Neonatale) un’appropriata dotazione dell’ambulanza rappresenta un aspetto importante e decisivo. Per questo Stem nel 1988 ha introdotto, per la prima volta al mondo, il supporto barella ammortizzato capace di assorbire le vibrazioni prodotte sui mezzi di soccorso durante il trasporto. Una soluzione all’avanguardia, perfezionata nell’arco degli ultimi 32 anni e che ha assicurato il massimo livello di comfort e sicurezza durante il trasporto neonatale, ricevendo la gratitudine delle famiglie dei piccoli pazienti e degli operatori sanitari.

Clicca qui per scoprire i nostri supporti ammortizzati.

L’emergenza sanitaria mondiale causata dal SARS-CoV-2 ha rivelato l’urgenza di attrezzature, dispositivi e risorse specifici per il contenimento del contagio.
Un tema particolarmente sensibile è quello del trasporto sanitario di pazienti contagiosi che può mettere a rischio direttamente la sicurezza degli operatori e del personale medico e indirettamente quella della popolazione.
Le procedure di sicurezza messe in atto con grande sforzo dagli operatori del settore durante il trasporto di pazienti contagiosi, fino ad oggi sono state rigorose. L’utilizzo di moduli per il biocontenimento può aumentare gli standard qualitativi, riducendo ulteriormente il rischio e lo stress degli operatori, con un conseguente trattamento più sereno anche per il paziente. Ma quali sono le soluzioni offerte dal mercato?

Le barelle di biocontenimento


Attualmente, i principali sistemi sono integrati alla barella, e si distinguono in rigidi e morbidi. Questi presidi ad alta sicurezza, pur avendo il vantaggio della versatilità di utilizzo in diversi contesti, hanno però il limite principale di non essere adattabili a tutte le tipologie di barella. Spesso lo spazio vitale degli involucri plastici di biocontenimento è ridotto e il paziente è vincolato alla posizione sdraiata. Inoltre, prevedono procedure lunghe e laboriose, che espongono gli operatori ad un maggior rischio di contagio durante la movimentazione del paziente.

Cos’è e come funziona il biocontenimento per ambulanze Billy-CAB


La situazione attuale, nel suo perdurare, richiede soluzioni innovative anche per il trasporto in ambulanza, con l’obiettivo di facilitare il lavoro degli operatori, consentire un approccio tranquillizzante verso i pazienti e garantire altissimi standard di sicurezza. Stem Technology, che da oltre trentaquattro anni realizza sistemi avanzati per il trasporto sanitario, si è posta questo obiettivo.

Dopo lo studio dei dispositivi presenti sul mercato e l’analisi delle loro caratteristiche e dei loro limiti, Stem ha ideato una soluzione unica nel suo genere: Billy-CAB, un innovativo sistema di biocontenimento per il trasporto in ambulanza. Billy-CAB è costituito da una struttura rigida in materiale plastico altamente resistente ed è ancorato direttamente al supporto barella, senza che sia prevista alcuna modifica ai sistemi di bloccaggio della barella e alle cinghie di sicurezza.

Billy-CAB può essere utilizzato con tutte le tipologie di barella, permettendo inoltre di mantenere invariate le procedure degli operatori per il caricamento e scaricamento dall’ambulanza. Rispetto a altri dispositivi di biocontenimento, Billy-CAB è solidamente ancorato al veicolo; questo fa sì che la barella, dopo essere entrata in ambienti potenzialmente infetti, venga immediatamente isolata all’interno del vano sanitario.

Inoltre, l’involucro trasparente permette un contatto visivo costante con il paziente, riducendo il rischio di stati d’ansia che incidono negativamente sulle condizioni cliniche del soggetto trasportato. Gli otto oblò disposti lateralmente assicurano l’accesso alla camera tramite guanti mono-paziente, nonché di collegare i dispositivi medici e raccogliere i rifiuti infetti.

Caratteristiche tecniche di Billy-CAB


A livello tecnico, Billy-CAB presenta una camera a pressione negativa, costantemente monitorata e calibrata mediante un sensore di pressione differenziale, e mantenuta da un sistema di ventilazione alimentato da uno slot di due batterie ridondanti ed intercambiabili, che garantiscono un’autonomia superiore alle dodici ore.
Durante il trasporto l’aria reimmessa in ambulanza viene purificata da un filtro HEPA con efficienza di filtrazione del 99,995%, assicurando la massima protezione degli operatori dall’esposizione ad agenti infettivi.
È previsto anche un monitoraggio continuo della temperatura al fine di preservare un microclima ottimale per il paziente.

Una peculiarità del modulo di biocontenimento Billy-CAB è la possibilità, grazie alla sua conformazione a guscio, di caricare e trasportare il paziente in posizione semi-seduta, agevolando l’attività respiratoria del trasportato, spesso compromessa dall’infezione da SARS-CoV-2.
L’attenzione che da sempre Stem Technology riserva alle normative è rintracciabile anche nel dispositivo Billy-CAB, certificabile 10g in ottemperanza alla normativa europea EN1789.

I progetti come Billy-CAB rappresentano un contributo fondamentale alla prevenzione e alla gestione di una minaccia sanitaria globale, come la pandemia di COVID-19, ma anche una risorsa preziosa per qualsiasi scenario patologico relativo a infezioni trasmissibili per via aerea, come tubercolosi e meningite.

Per approfondire: https://www.stem.it/prodotti/billy-cab/