Per la sicurezza degli operatori sanitari, in caso di trasporto o cura di pazienti contagiosi, si ricorre alla biosicurezza: un insieme di precauzioni di biocontenimento volte all’isolamento degli agenti patogeni pericolosi.
Prima della pandemia di COVID-19, questo concetto era ancora pressoché sconosciuto per i non addetti ai lavori. Con l’avvento della pandemia si è diffusa una maggiore consapevolezza a riguardo a cui ha fatto seguito uno sviluppo tecnologico all’interno del settore.

Definizione di biocontenimento

Il termine biocontenimento viene utilizzato per definire metodi e procedure, attrezzature ed equipaggiamenti che permettono il trasporto e la cura di quei pazienti che potrebbero contagiare operatori sanitari e medici con virus o batteri.
Il biocontenimento è dunque un metodo di isolamento per evitare il contagio durante il trasporto di persone infette o durante l’attività di cura delle stesse nelle strutture sanitarie. Il biocontenimento è richiesto inoltre nei laboratori di ricerca quando vi si manipolano agenti infettivi.

Le aree di biocontenimento per la cura o il trasporto di pazienti sono dotate di un sistema per cui le gocce emesse attraverso il vapore acqueo vengono aspirate, fatte passare attraverso filtri, purificate e reimmesse nell’ambiente.

Per gli spazi permanenti come i laboratori vengono utilizzate particolari caratteristiche progettuali, in base al livello di sicurezza che è necessario garantire.

Il biocontenimento può essere a pressione positiva o a pressione negativa. Il primo tipo proteggere chi si trova al suo interno da potenziali rischi esterni e infatti viene spesso utilizzato per pazienti con patologie immunodepressive. Quello a pressione negativa invece impedisce il passaggio di virus o altri agenti patogeni dall’interno all’esterno e viene utilizzato quindi per proteggere gli operatori da un possibile contagio.

Quattro livelli di biocontenimento

In relazione al pericolo presente nell’ambiente circostante, il biocontenimento si classifica in quattro livelli di sicurezza:

  1. Il livello 1, quando gli agenti patogeni non causano malattie negli esseri umani adulti sani;
  2. Il livello 2, simile al primo, è adatto per evitare la diffusione di patogeni a rischio moderato per il personale e per l’ambiente;
  3. Il livello 3 si utilizza quando si ha a che fare con agenti che possono risultare mortali per l’essere umano, ma per cui esiste una cura;
  4. Il livello 4 è necessario in caso di agenti con un elevato rischio di contagio per via aerea, che possono risultare letali per l’uomo e per cui non esiste ancora nessuna cura o nessun vaccino.

Le 5 regole per un buon sistema di biocontenimento

Quali sono le caratteristiche fondamentali per un buon sistema di biocontenimento? Abbiamo stilato 5 regole indispensabili:

  1. Un buon sistema di biocontenimento deve prevedere filtri di dimensioni adeguate allo spazio da delimitare e certificati, in modo da ridurre al minimo il rischio di dispersione di particelle potenzialmente contagiose.
  2. Deve fornire un monitoraggio costante del valore di pressione negativa o positiva preimpostato, allo stesso tempo deve essere in grado di compensare le eventuali variazioni dovute agli interventi esterni sul paziente.
  3. Deve essere certificato in base alle normative vigenti nella nazione di riferimento.
  4. Deve essere dotato di un sistema di backup di alimentazione, così da evitare interruzioni accidentali del sistema di ventilazione.
  5. Le unità di ventilazione devono garantire elevati e frequenti ricambi d’aria.

Cos’è una barella di biocontenimento?

Nell’ambito del biocontenimento merita un approfondimento la barella per l’isolamento dei pazienti contagiosi. Durante la pandemia infatti i numeri delle ospedalizzazioni hanno messo sotto forte pressione il settore del trasporto sanitario, con un tragico tributo di vite da parte degli operatori.

Le barelle di biocontenimento hanno una struttura rivestita da un involucro trasparente e dotata di un sistema di alimentazione a batterie che fornisce ventilazione e filtrazione.
Ai lati della barella sono presenti delle aperture attraverso cui l’operatore sanitario può intervenire sul paziente. Essendo il rivestimento trasparente è garantito anche il contatto visivo. Solitamente vengono utilizzate in ambulanza, nello spostamento tra reparti ospedalieri e nel trasporto in aereo o elicottero.

La crisi sanitaria come motore di innovazione

La pandemia ha permesso anche ai non addetti ai lavori di conoscere e comprendere l’importanza delle procedure e dei sistemi a tutela della salute, tra cui il biocontenimento.
Inoltre è stata incentivata la ricerca in molti settori sanitari e medici, in particolare quelli legati alle tecnologie per la sicurezza e per il trasporto dei pazienti.
L’esperienza recente deve essere messa a frutto per il futuro, perché sia uno stimolo per una crescente cultura della sicurezza e della programmazione delle procedure, oltre che per la dotazione tecnologicamente più evoluta dei mezzi adibiti al trasporto sanitario.

Stem Technology per l’innovazione del trasporto sanitario

Billy-CAB
Sistema di biocontenimento fissato in ambulanza

Stem Technology per l’innovazione del trasporto sanitario

Billy-CAB
Sistema di biocontenimento fissato in ambulanza

Dal 1°gennaio 2021, i veicoli francesi adibiti al trasporto sanitario sono stati coinvolti in una vera e propria rivoluzione tecnica.

L’entrata in vigore dell’ultima revisione della normativa UNI EN 1789:2020, obbligherà tutte le realtà, private e pubbliche, impegnate nel mondo del soccorso al rispetto degli adempimenti previsti dalle autorità competenti. I veicoli che non si allineeranno a quanto disposto non potranno più circolare. Pertanto, la maggior parte dei mezzi immatricolati prima del 2011 diventeranno obsoleti.
La normativa non riguarda solamente il mondo del volontariato, ma anche quello del pronto intervento, del trasporto ospedaliero e non ultimo le aziende private che effettuano servizi di trasporto in ambulanza.

Sicurezza dei pazienti e degli operatori nel trasporto sanitario in Europa

La norma EN1789:2020 poggia su un principio cardine del trasporto in ambulanza: tutelare la sicurezza dei pazienti e degli operatori. Un principio troppo spesso disatteso, che oggi la legge ha deciso di ribadire con forza.
Certamente il persistere della pandemia Covid-19 complica non poco il quadro; nel rappresentare un’emergenza sanitaria per il Paese, sta anche diventando una vera e propria emergenza per l’intero sistema di mobilità del soccorso.

Le ambulanze e gli operatori si trovano coinvolti quotidianamente in situazioni estreme che necessitano, ora più che mai, della massima attenzione. Se a questo si somma l’impressionante numero di servizio svolti, diventa facile comprendere quanto la sicurezza sia un tema prioritario e molto delicato. Difatti, la gestione del trasporto sanitario non pone unicamente delle problematiche sul piano professionale, ma anche e soprattutto su quello tecnico. Un esempio per tutte: quali correttivi apportare ai dispositivi presenti nel vano sanitario affinché rispondano alla normativa? E ancora, cosa devono fare gli allestitori per adempiere alle disposizioni di legge?

La questione non è di immediata soluzione, dal momento che sono ancora tanti i veicoli che, per i più svariati motivi, risultano non conformi ai criteri individuati dalla EN1789. Nella norma sono indicati diversi requisiti in relazione alle categorie dei veicoli: ambulanze destinate al trasporto (tipo A1 e A2), al soccorso (tipo B) e le unità mobili di terapia intensiva (tipo C).
In Europa, non tutti i Paesi si sono mossi allo stesso modo. Spagna e Germania hanno recepito fin da subito quanto prescritto dalle norme europee, mentre l’Italia, oltre a registrare un ritardo nell’attuazione delle disposizioni, ha adottato delle variazioni. Rispetto alla distinzione tra tipologie di veicoli, il sistema italiano identifica le ambulanze di tipo A quali mezzi destinati al soccorso, e quelle di tipo B per il trasporto. Inoltre, anche l’effettivo rispetto delle rigide prescrizioni della EN1789 sta tardando ad arrivare. A fianco di realtà produttive virtuose, si incontrano ancora aziende non allineate alla regolamentazione europea e governate da una logica del così detto “fai da te”.

Stem. Una gamma di prodotti all’avanguardia nel rispetto del rigore europeo

Stem, sia in virtù della sua esperienza pluriennale nel settore dei dispositivi avanzati per il trasporto, sia per una consolidata presenza in Francia, si propone all’attenzione degli operatori come benchmark di settore.

Già a partire dal 2010, in occasione della prima stesura della UNI EN 1789, i prodotti STEM si sono contraddistinti per una forte attenzione a quanto stabilito dalla norma. E lo hanno fatto abbracciando fin da subito un pensiero all’avanguardia: garantire la sicurezza degli equipaggiamenti adottando tecnologie innovative e performanti, totalmente in linea con i nuovi parametri introdotti, ma al tempo stesso attente a soddisfare le attese degli operatori del settore. I dispositivi STEM si contraddistinguono proprio per professionalità e cura.

Due nodi fondamentali del trasporto in ambulanza sono rappresentati dal comfort e dalla sicurezza del paziente, specie nel caso di interventi di urgenza. Stem, da sempre, fonda la sua attività sul rispetto di entrambi i principi, mettendo a disposizione un’ampia gamma di prodotti, tutti omologati sia EN1789 che EN1865-5: dai supporti barella di tipo ammortizzato, gli unici al mondo ad utilizzare una sospensione idropneumatica, ai supporti con regolazione dell’altezza, possibilità di trasporto del paziente in posizione trendelenburg e anti-trendelenburg e dotati di piano estraibile e inclinabile in base all’altezza di carico della barella. In particolare, i supporti ammortizzati sono in grado di soddisfare le svariate necessità che si presentano durante i trasporti sensibili, neonatali e di persone politraumatizzate.

In sostanza, la EN1789 trova nella visione di STEM una valida alleata, contribuendo a rendere sempre più sicura l’attività di tutti gli operatori coinvolti, a vario titolo, nel delicato mondo del soccorso sanitario extra-ospedaliero.

Per informazioni sulla gamma Stem.