rischio vibrazioni e danni secondari nel trasporto in ambulanza

Uno dei temi più complessi e allo stesso tempo meno trattati durante i corsi di formazione dei soccorritori è senza dubbio quello dei danni secondari da trasporto, cioè tutte le alterazioni e modificazioni del quadro clinico di un paziente conseguenti al trasferimento dell’assistito dal luogo dell’incidente/malore alla struttura ospedaliera competente. Vediamo lo stato attuale delle norme e delle linee guida, esploriamo dati significativi sul rischio vibrazioni e quali soluzioni è possibile adottare.

Le disposizioni attuali per il trasporto di politraumatizzati

Tutti i manuali di preparazione al soccorso territoriale extraospedaliero focalizzano l’attenzione prevalentemente sul “trattamento” del paziente, sia esso affetto da una qualche patologia ovvero coinvolto in un evento traumatico, disinteressandosi quasi del tutto agli eventi successivi al caricamento dell’infortunato sul mezzo di soccorso.
In particolare, i capitoli riguardanti l’intervento su paziente politraumatizzato sono piuttosto dettagliati nel definire i dispositivi di cui è necessario essere provvisti, le manovre consentite e quelle assolutamente da evitare al fine di prevenire e/o contenere il più possibile eventuali danni a carico del rachide cervicale. Si richiede ai soccorritori l’uso corretto e scrupoloso dei presidi di immobilizzazione (collare cervicale, tavola spinale, estricatore rapido K.E.D. ed eventuali stecco-bende e/o materassino a depressione) e si raccomanda che ogni manovra di mobilizzazione preveda unicamente movimenti lungo l’asse di rotazione del rachide, proprio per scongiurare il rischio di una compromissione spinale in caso di lesione vertebrale.
 
Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, nelle linee guida non sono previste indicazioni altrettanto accurate riguardo la gestione del trasporto in ambulanza del paziente, come se questa delicata fase del soccorso fosse del tutto priva di rischi. Addirittura, le due principali metodiche di soccorso riconosciute a livello mondiale per l’approccio e il trattamento del paziente traumatizzato, il protocollo Prehospital Trauma Care (PTC) e l’Advanced Trauma Life Support (ATLS), si occupano solo marginalmente del tema delle patologie secondarie da trasporto.
 
Eppure, le statistiche parlano chiaro e invitano a porre maggior attenzione al tema: una percentuale variabile tra il 3 e il 25% dei pazienti politraumatizzati presenta danni spinali insorti o generati durante il trasporto (in ambulanza) o il trattamento pre-ospedaliero.

Rischio vibrazioni: alcuni dati

Durante il trasporto in ambulanza il paziente è esposto a molteplici fattori quali il rumore, la temperatura e soprattutto le vibrazioni generate dalle continue accelerazioni e frenate, nonché il superamento di dossi o strade dal manto irregolare. Ognuno di questi incide in maniera diversa sul corpo umano.
 
Nel Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro D.lgs. 81/2008 (Titolo VIII), le vibrazioni meccaniche sono considerate un agente fisico di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori e nel caso specifico dei soggetti trasportati. In particolare vengono definiti dei valori limite di esposizione alle vibrazioni per un periodo di riferimento di otto ore.
 
In un prezioso studio1 condotto sulle ambulanze dell’ARES (Azienda Regionale Emergenza Sanitaria) 118 di Viterbo sono stati rilevati i livelli di esposizione a rumore e vibrazioni sia degli addetti ai mezzi di soccorso, sia dei soggetti trasportati. Per quanto concerne i valori dei soggetti trasportati, i risultati hanno mostrato dei livelli di accelerazione elevati; nel caso di tragitto su strada urbana con dispositivi acustici e luminosi attivi è stato rilevato il superamento del valore limite di esposizione su periodi brevi previsto per i lavoratori dal decreto legislativo 81/2008.
Il corpo umano risente maggiormente delle basse frequenze comprese tra 2 e 20 Hz, e gli effetti variano a seconda degli organi coinvolti: nella tabella sottostante sono riportate le frequenze di risonanza di diversi organi e apparati e la sintomatologia associata.

Le vibrazioni influenzano quindi le funzioni vitali e provocano modificazioni fisiologiche che possono aggravare le condizioni cliniche del paziente trasportato.

Lo studio mette in luce la necessità e l’importanza di poter disporre sulle ambulanze di dispositivi in grado di attenuare le vibrazioni trasmesse al paziente, le principali responsabili dei danni secondari da trasporto di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’articolo.

Le patologie da trasporto: l’approccio da cui partire

Un concetto interessante dal quale partire per iniziare ad affrontare la tematica da un’angolazione differente rispetto a quanto fatto finora può essere rintracciato nelle linee guida dell’HEMS Association (Helicopter Emergency Medical Service) del 2014 attinenti all’utilizzo dei presidi di immobilizzazione. Nel documento si legge che le tecniche di immobilizzazione e l’applicazione dei presidi non costituiscono una terapia, bensì una pratica cautelativa volta ad evitare le c.d. “patologie da trasporto”. Inoltre, se a questo principio si affianca l’idea che il soccorso extraospedaliero è un processo che prende avvio al momento della chiamata di emergenza e termina con la presa in carico dell’infortunato dal personale sanitario della struttura ospedaliera competente, si possono gettare le basi per una presa di consapevolezza indispensabile per ridurre al minimo gli effetti del trasporto in ambulanza.
 
Ciò che è bene sottolineare è che lo stile di guida, nonché la tipologia di mezzo con la quale si effettua il trasporto sono fattori sì importanti, ma non determinanti nella gestione del rischio. Detto altrimenti, anche una guida attenta su un veicolo dotato di un discreto comfort possono non essere sufficienti ad attenuare gli effetti del trasporto sulle condizioni di salute del paziente. Non solo, le patologie da trasporto non interessano unicamente i pazienti che hanno subito un trauma, ma anche tutti i soggetti affetti da patologie altre.

Soluzioni tecnologiche ad hoc contro i danni da trasporto

Nel corso degli anni sono apparse sul mercato differenti soluzioni in grado di fronteggiare le problematiche di cui abbiamo discusso, che sono state riconosciute dagli operatori del settore come degli alleati preziosi.
Una fra tutte, i supporti barella ammortizzati, progettati per ridurre gli effetti delle vibrazioni e delle sollecitazioni a cui è sottoposto il soggetto trasportato.
 
La prima azienda al mondo ad avere realizzato un supporto barella ammortizzato è stata la Stem Srl, impresa leader nel settore dei dispositivi avanzati per il trasporto in ambulanza. EDEN è l’unico supporto barella di tipo ammortizzato dotato di sospensione idropneumatica autoregolante in base al peso del paziente, ideato per assorbire le sollecitazioni trasversali rispetto al senso di marcia e capace, quindi, di ridurre sensibilmente l’entità delle vibrazioni che normalmente investono il soggetto trasportato.
Come ampiamente discusso nella prima parte dell’articolo, l’adozione di attrezzature specifiche volte alla riduzione dei danni secondari da trasporto è, ad oggi, la soluzione maggiormente efficace nel breve e medio periodo per elevare gli standard qualitativi del soccorso.

Conclusioni

A più di quarant’anni dalla nascita del modello anglosassone di gestione delle emergenze-urgenze extraospedaliere e a vent’anni dall’istituzione del servizio 118 sul territorio nazionale italiano, si rendono quanto mai necessarie una revisione e un’integrazione delle linee guida, inerenti tanto alle modalità di trasporto quanto ai dispositivi di cui i mezzi di soccorso devono essere provvisti per offrire un servizio performante e di alta qualità. D’altronde, negli ultimi anni, si sta già assistendo a una messa in discussione di alcuni dei principi cardine del soccorso, uno per tutti le tecniche di immobilizzazione, analizzate per la prima volta dopo anni dalla loro adozione per soppesarne l’efficacia e la validità nel tempo.
 
In attesa che anche i veicoli utilizzati per l’allestimento a mezzi di soccorso siano progettati ad hoc per il trasporto persone, e quindi adeguatamente equipaggiati per ridurre al minimo i fattori di rischio a cui pazienti ed operatori sono sottoposti durante il trasporto, crediamo sia responsabilità delle singole realtà territoriali che erogano i servizi di intervento e assistenza scegliere i dispositivi migliori presenti sul mercato.

1 Nataletti P. et al., «Studio pilota dell’esposizione a rumore e vibrazioni egli addetti dei mezzi di soccorso del 118 e dei trasportati». ISPESL, Dipartimento di Igiene del Lavoro, Laboratorio Agenti Fisici, Monte Porzio Catone (RM).