Cosa si intende per telemedicina in Italia?
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e la pressione crescente sui servizi sanitari stanno imponendo un ripensamento strutturale dell’assistenza, con un rafforzamento del territorio e una progressiva riduzione della centralità esclusiva dell’ospedale. È in questo contesto che entra in gioco la telemedicina, considerata in Italia non come uno strumento tecnologico accessorio, ma come una modalità di erogazione di prestazioni sanitarie a tutti gli effetti.
La telemedicina ricopre un ruolo centrale soprattutto nel soccorso poiché aiuta a prendere decisioni migliori quando il tempo è poco. È proprio qui che l’Italia si trova oggi in una fase di passaggio delicata. Da un lato esiste finalmente una cornice normativa solida e una spinta organizzativa legata al PNRR. Dall’altro, resta la sfida di trasformare regole e linee guida in prassi operative uniformi sul territorio.
La definizione di telemedicina
Per il sistema sanitario italiano, la telemedicina non coincide con una piattaforma o con una app. È, piuttosto, un insieme di prestazioni sanitarie erogate a distanza. Come chiarisce il Ministero della Salute, la prestazione in telemedicina non sostituisce l’atto sanitario tradizionale, ma lo integra. È soggetta, infatti, agli stessi diritti, doveri e responsabilità professionali. Il punto centrale non è la trasmissione dei dati, ma la presenza di una decisione clinica.
Proprio per questo restano fuori dal perimetro della telemedicina strumenti e pratiche che, pur utilizzando tecnologie digitali, non configurano un atto sanitari. Ad esempio, e-mail tra medico e paziente, portali informativi, forum, social network o lo scambio generico di dati sanitari privo di una valutazione clinica.
Ne consegue che, sebbene un servizio di telemedicina possa avvalersi di molti strumenti (elettrocardiografi, monitor dei parametri vitali, dispositivi diagnostici portatili, sistemi audio-video) gli strumenti da soli non fanno telemedicina.

Le principali tipologie
La telemedicina specialistica prende forma attraverso alcune prestazioni ben definite.
- Televisita. È una visita medica svolta a distanza, in cui il medico interagisce direttamente con il paziente, raccoglie informazioni cliniche, valuta i sintomi e, quando appropriato, può formulare una diagnosi e prescrivere una terapia.
- Teleconsulto. Avviene tra professionisti sanitari: il paziente non è presente e un medico chiede il parere di un altro medico, spesso specialista, sulla base di dati clinici, esami o tracciati.
- Ancora più rilevante per il soccorso è la telecooperazione sanitaria. Si tratta dell’assistenza fornita da un medico o da un operatore sanitario a un altro operatore impegnato direttamente in un atto sanitario, inclusi i contesti di emergenza-urgenza.

Accanto alla telemedicina specialistica esiste un altro grande ambito, quello della telesalute, che riguarda soprattutto l’assistenza primaria e la gestione delle patologie croniche. Qui il focus non è il singolo atto medico, ma la presa in carico continuativa del paziente. Il medico interpreta a distanza dati clinici come parametri vitali o andamenti nel tempo, supporta la gestione della terapia e contribuisce a prevenire riacutizzazioni e ricoveri. In questo contesto rientra, ad esempio, il telemonitoraggio. È però fondamentale sottolineare che il semplice invio di dati non costituisce di per sé telemedicina. Lo diventa solo quando quei dati vengono interpretati da un professionista sanitario all’interno di un percorso clinico strutturato.
Il motore di questi anni: PNRR e Piattaforma Nazionale di Telemedicina
Dopo una lunga fase caratterizzata da sperimentazioni frammentate, progetti pilota e piattaforme non comunicanti tra loro, l’arrivo del PNRR ha imposto un cambio di passo. Questo percorso trova un punto di sintesi nel Decreto del Ministero della Salute del 21 settembre 2022, che non introduce nuove prestazioni cliniche né ridefinisce i modelli di cura, ma stabilisce le regole tecniche e funzionali che ogni servizio di telemedicina deve rispettare per essere considerato affidabile, sicuro e realmente integrato nel sistema pubblico.
Il legame con il PNRR è diretto. Tutte le soluzioni di telemedicina finanziate con fondi pubblici devono rispondere a requisiti omogenei su tutto il territorio nazionale. Non è più accettabile che Regioni, aziende sanitarie o singoli progetti adottino piattaforme incompatibili, con livelli di servizio disomogenei e scarse possibilità di integrazione dei dati. I servizi devono garantire continuità operativa, sicurezza delle informazioni, tracciabilità delle prestazioni e interoperabilità con gli altri sistemi sanitari digitali, a partire dal Fascicolo sanitario elettronico.
Un altro passaggio centrale riguarda la governance. AGENAS viene investita di un ruolo strategico come Agenzia nazionale per la sanità digitale. La sua è una funzione di coordinamento volta ad assicurare coerenza, uniformità e qualità nell’attuazione della sanità digitale, inclusa la telemedicina. L’investimento, come riportato dalla stessa AGENAS, si articola su due componenti: una Piattaforma Nazionale di Telemedicina e l’attivazione dei servizi di telemedicina, come televisita, teleconsulto e telemonitoraggio.

Perché la telemedicina riguarda direttamente il soccorso
Per le sue caratteristiche, la telemedicina assume un ruolo centrale nel soccorso e nell’emergenza-urgenza,. Consente, infatti, di ridurre la distanza tra chi opera sul mezzo e chi dispone di competenze specialistiche o di accesso immediato a percorsi di rete. I casi d’uso più rilevanti sono quelli tempo-dipendenti.
- Nell’ictus acuto, ad esempio, la telemedicina permette di superare l’assenza dello specialista, mettendo in collegamento diretto i team locali con neurologi esperti, anche in contesti periferici o non specializzati.
- Nel sospetto ictus, il problema non è solo riconoscere la patologia, ma instradare subito il paziente nella struttura più adatta. Dall’ambulanza, l’equipaggio può attivare un collegamento con un esperto che guida una valutazione rapida e aiuta a decidere la destinazione corretta.
- Lo stesso vale per l’infarto STEMI, una forma grave di infarto causata dall’occlusione totale di un’arteria coronarica. In questi casi l’elettrocardiogramma viene eseguito già sul territorio. Se il tracciato è dubbio, può essere trasmesso a distanza a un cardiologo che lo valuta in tempo reale e conferma o esclude la diagnosi, consentendo di attivare subito il percorso giusto ed evitare perdite di tempo.

Come molti altri Paesi, l’Italia ha finalmente costruito un quadro nazionale chiaro per la telemedicina, definendo regole e requisiti comuni per trasformarla in un servizio uniforme su tutto il territorio. Ora la sfida è farlo funzionare sul campo. Se diventa parte della pratica quotidiana del soccorso, la telemedicina può aiutare gli equipaggi a prendere decisioni, indirizzare subito il paziente nel luogo più giusto e rendere più fluido il passaggio tra territorio, centrale operativa e ospedale.
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