Come si diventa autista di ambulanza in Italia?
Partire a sirene spiegate verso un’emergenza, gestire il traffico, mantenere la calma mentre qualcuno sul lettino lotta per respirare. Il lavoro dell’autista di ambulanza è tutto fuorché “solo guidare”. È una professione che unisce competenze tecniche, sangue freddo e una buona dose di empatia. Ma quali sono i requisiti per diventare autista di ambulanza? Qual è la formazione attualmente richiesta per diventarlo in Italia?
Cosa fa un autista di ambulanza
L’autista di ambulanza non è semplicemente un conducente, ma è parte integrante dell’équipe sanitaria. Le sue responsabilità principali riguardano la gestione del mezzo di soccorso, la conduzione in emergenza e in urgenza e il supporto all’équipe.
Prima di ogni turno si occupa dei controlli sul mezzo e sulle attrezzature. Verifica lo stato dell’ambulanza, i livelli, le luci, i dispositivi di segnalazione e la presenza di tutto il materiale necessario per il sostegno delle funzioni vitali di base, come defibrillatore semiautomatico, bombole e maschere per ossigeno, sfigmomanometro, pulsossimetro, presidi per la somministrazione di fluidi e per l’immobilizzazione.

Quando la centrale operativa invia una chiamata, riceve le informazioni sulla destinazione e sul tipo di intervento e conduce il mezzo verso il luogo dell’emergenza nel minor tempo possibile, compatibilmente con la sicurezza. Nei casi non classificati come codice rosso è tenuto al rispetto del Codice della strada, mentre nelle situazioni di emergenza può utilizzare lampeggianti e sirene e, nei limiti previsti dalla legge, derogare ad alcune norme (ad esempio attraversare un incrocio con semaforo rosso), restando comunque responsabile della sicurezza del paziente, dell’équipe e degli altri utenti della strada.
Una volta sul posto collabora con il resto dell’equipaggio nelle manovre di carico e scarico, nella movimentazione del paziente e nell’utilizzo dei presidi, secondo la propria formazione e le procedure locali.
Requisiti per diventare autista di ambulanza
Come riporta Goodforlab, i requisiti possono cambiare a seconda che si lavori per organizzazioni di volontariato, aziende private o nel servizio pubblico, ma esiste una base comune. In linea di massima sono richiesti:
- Cittadinanza italiana, di un Paese UE o appartenenza a categorie equiparate
- Età: di norma aver compiuto 21 anni. Spesso è previsto un limite massimo legato all’età pensionabile (es. 65 anni)
- Idoneità psicofisica: certificazione di idoneità alla mansione, con particolare attenzione a vista, udito, apparato cardiovascolare, assenza di patologie come epilessia o disturbi che possano determinare perdita di coscienza
- Assenza di procedimenti penali

Sul piano più tecnico, in genere sono richiesti:
- Almeno il diploma di istruzione secondaria di primo grado (licenza media)
- Patente B in corso di validità e conseguita da almeno 2 anni
- Per alcuni enti (ad esempio Croce Rossa Italiana) può essere richiesta una patente di servizio specifica, utile per particolari mezzi o contesti.
Formazione e percorso per diventarlo
Per diventare autista di ambulanza, il primo passo è la formazione sanitaria. È necessario conseguire l’abilitazione a soccorritore attraverso corsi riconosciuti. Questi comprendono Basic Life Support (BLS), utilizzo del defibrillatore semiautomatico, gestione di traumi, malori e urgenze cardio-cerebrovascolari, immobilizzazione e movimentazione del paziente. La formazione include lezioni teoriche, addestramento pratico e tirocinio.
In parallelo o dopo l’abilitazione, chi intende guidare mezzi di emergenza deve completare corsi specifici dedicati alla conduzione in codice, come il “Corso per conducenti di mezzi di soccorso” o percorsi equivalenti. Questi moduli approfondiscono guida sicura in emergenza, gestione del traffico, tecniche di frenata, manovre in spazi stretti e uso corretto di sirene e lampeggianti. Un riferimento diffuso è il corso GSVES (Guida sicura dei veicoli di emergenza sanitaria), pensato per ridurre al minimo i rischi per pazienti, equipaggio e utenti della strada. Il GSVES solitamente viene organizzato da enti di formazione specializzati, aziende sanitarie, associazioni di soccorso o centri convenzionati autorizzati dalle regioni.
Con il tempo, frequentando i corsi dedicati alla guida e maturando pratica operativa, si viene autorizzati alla conduzione dell’ambulanza, prima in contesti meno critici e poi, una volta completata la formazione, anche in emergenza.
In alcune regioni esistono veri e propri corsi di autista soccorritore del 118, con un monte ore significativo tra teoria, esercitazioni e tirocinio.

Pubblico o privato?
Completata la formazione, si ottiene un certificato che abilita a lavorare come autista soccorritore. Molti iniziano proprio nelle ODV, dove possono acquisire esperienza e, successivamente, trovare impiego come personale retribuito presso associazioni, cooperative, aziende di trasporto sanitario o cliniche private.
Per un impiego stabile nel settore pubblico, invece, è necessario partecipare a concorsi banditi dalle ASL o dagli enti regionali competenti. Nei bandi vengono richiesti:
- Requisiti generali (cittadinanza, età, idoneità)
- Titoli di studio
- Abilitazione a soccorritore
- Attestati di guida in emergenza
- Un certo numero di anni di esperienza documentata, ad esempio 5 anni di lavoro retribuito nel ruolo di autista di ambulanza presso organizzazioni di volontariato, cooperative, aziende private o enti convenzionati.
Insomma, diventare autista di ambulanza in Italia è un percorso che richiede tempo, impegno e una buona tenuta emotiva. Allo stesso tempo però permette di lavorare in prima linea nel sistema di emergenza sanitaria, contribuendo in modo concreto alla sicurezza e alla salute delle persone.

