Profilo della Centrale 118 di Parma
La Centrale 118 di Parma è istituita dal 1991 e si occupa di coordinare le chiamate e i soccorsi di emergenza sanitaria della provincia di Parma. Gestisce e coordina, attraverso l’eliambulanza con base a Parma, gli interventi di elisoccorso per l’area Emilia Ovest (Parma,
Piacenza e Reggio Emilia). L’attività territoriale è svolta attraverso 31 postazioni di soccorso corrispondenti alle varie sedi di Pubblica Assistenza e Croce Rossa Italiana attraverso l’impiego dei propri Volontari e ambulanze regolate da una convenzione con le Aziende sanitarie. Il territorio della provincia di Parma presenta una orografi a mista (pianura, collina e montagna) con percorrenze verso gli Ospedali di riferimento a volte molto distanti.
Con quale criterio dovrebbe essere scelta un’ambulanza ed il suo relativo allestimento?
Le normative che durante gli anni sono state promulgate in merito tendono a considerare da una parte il maggiore bisogno di sicurezza richiesto nella mobilità stradale e dall’altra, i costanti aggiornamenti clinico-assistenziali che devono essere rivolti all’Utente per fare fronte a condizioni extraospedaliere di criticità sanitaria. Oggi Enti ed associazioni che devono acquistare un veicolo allestito ad ambulanza, non possono non tenere conto di tali necessità senza trascurare affatto che un buon trasporto non prescinde dalle buone cure fatte nel più breve tempo possibile. La stragrande maggioranza di pazienti trasportati è cosciente e, spesso, con traumatismi muscolo scheletrici che necessitano del miglior comfort e sicurezza possibile per non pregiudicare, se non addirittura peggiorare, la stabilizzazione e/o il dolore sempre presente nei casi di patologie traumatiche e non traumatiche.
A vostro giudizio il supporto barella ammortizzato sull’ambulanza è importante e per quale motivo?
Tutte le fasi che vedono il paziente oggetto delle nostre cure, devono prevedere il miglior comfort possibile, come detto, anche perché una buona stabilizzazione in senso fisico ha dirette implicazioni verso i parametri vitali del ferito stesso.
Vi sono benefici per il paziente? Quali?
In primis ogni brusca sollecitazione che un corpo riceve rappresenta di per sé un potenziale peggioramento di specifici problemi. Si pensi a fratture delle ossa lunghe o del bacino difficilmente stabilizzabili in operazioni di soccorso extraospedaliero. Ogni piccolo spostamento può significare dolore e questo, a sua volta, determinare reazioni, fisiologiche in un corpo sano, ma con conseguenze anche molto critiche per un paziente in stato di shock.
E per gli operatori del soccorso?
Intervenire con una buona preparazione e strumentazione è la condizione basilare per chiunque operi nel campo del soccorso. Avere a disposizione tecnologie che consentano di diminuire o azzerare le sollecitazioni cinematiche permette, altresì, di continuare le fasi assistenziali, spesso molto fini come la venipuntura, con indubbio vantaggio per chi opera. Senza contare che i limitati spazi di un vano sanitario di ambulanza non permettono ergonomie di lavoro caratteristiche di un ambulatorio di pronto soccorso, pertanto il supporto ammortizzato dovrebbe consentire la regolazione in altezza del piano di lavoro.
Il supporto barella ammortizzato è importante solo per il trasporto di politraumatizzati o anche per pazienti trattati (lunghi viaggi)?
Un buon piano di lavoro è tale quando impiegato in tutti i casi in cui un paziente è trasportato in ambulanza, quindi sia nel soccorso che nei trasporti secondari ove, a maggior ragione, è richiesto maggiore comfort e possibilità di gestire l’inclinazione di pazienti con patologie craniovertebrali.
Una sua riflessione sul trasporto di incubatrici.
Nel campo specifico di presidi di trasporto destinato ai neonati possiamo citare la nostra esperienza legata all’elisoccorso. Disponiamo, infatti, di un’incubatrice da impiegare nei casi, per la verità piuttosto infrequenti, in cui sia necessario trasferire i piccoli pazienti. Il percorso per disporre di questo presidio si è rivelato lungo a causa delle numerose certifi cazioni in campo aereonautico per consentire l’imbarco e il trasporto della strumento stesso. La nostra Azienda ha stabilito una procedura in cui è previsto che un identico modello sia presente nell’U.O. di neonatologia pronto per accogliere un piccolo paziente da trasportare verso le altre strutture. A tale proposito si è condotto uno studio e stabilito un protocollo con alcune Associazioni del Volontariato che comprende tutti i delicati aspetti operativi e logistici di questa tipologia di trasporto (alimentazione 220, O2, fi ssaggio, etc.). E' superfluo ribadire che anche in questo caso l’abbattimento delle sollecitazioni da trasporto sono fondamentali.